
Ha sempre abitato a Genova, in via Montevideo nella casa dove è nata e che aveva per molti anni condiviso con sua madre. Aveva seguito scuole di disegno a Genova e di architettura a Torino, aveva insegnato per anni disegno nelle scuole dell’obbligo iniziando a Termoli, aveva probabilmente avuto un grande amore che per qualche strana ragione non aveva avuto conclusione. Amava la montagna e amava raccontare storie.
Nella foto che ha ci ha indicato Marcellina e che il Lele aveva raccolto nel suo favoloso cdrom sulla famiglia Profumo, possiamo vederla seduta appena sotto un sentiero su un prato a Voltaggio, che sta raccontando una storia. La piccola Marcellina è divertita, Lele la guarda leggermente indagatore, Chiara è concentrata nell’ascolto e persa nelle parole che sente mentre Mery è attratta da qualcosa che probabilmente ha poco a vedere con la storia e che si muove lì vicino. Sta forse raccontando una storia di streghe o di qualche animale strano che ha visto nel bosco? Le labbra sembrano muoversi in modo un po’ desueto.
Maria Luisa Profumo detta Bisa è stata una presenza costante nella famiglia di Aldo e Gingi e dei suoi nipoti. Entreves, Il Monviso, Selva di Val Gardena, Champoluc, Voltaggio, Santa Colomba, i luoghi dove i piccoli Profumo andavano a passare le estati, meglio se fosse montagna, la Bisa era una presenza necessaria. La Bisa andava per i monti con le giovani amiche e poi aveva anche iniziato a fare viaggi all’estero con le amiche di Genova. Erano spesso luoghi santi, luoghi della fede, la Bisa era una fervida credente.
Per tutti quelli che l’hanno conosciuta viene facile ricordare la Bisa nei diversi momenti felici e nelle occasioni di festa dell’infanzia e della giovinezza, ricordare le canzoncine, i giochi di parole e le storie.

Mi sembra doveroso integrare questi ricordi con alcuni aspetti di quella che era stata una sua forte dimensione interiore, quella cioè della luce e dei colori che si stendono sui paesaggi marini e montani nelle diverse ore del giorno.
Bisa guardava e passava ore a guardare gli alberi e i colori delle foglie, i fiori e le vecchie chiese di paese, le montagne e i viottoli di campagna, le nuvole che si distribuivano nel cielo. E poi li dipingeva.
Disegni a matita, pastelli, acquarello e colori a olio. Sembra che preferisse l’olio, perché poteva impastare i colori, mentre con l’acquerello doveva fare i conti con l’acqua e a come l’acqua distribuisce le sfumature sul foglio.
Ma a me piacciono di più gli acquerelli, perché sono più vicini al fantastico, al sogno, al suggerimento mentre il colore a olio diventa poi definitivo.
La Bisa aveva studiato disegno e per esercizio aveva copiato statue e volti raffigurati dai grandi pittori. Ma i volti non facevano una reale presa sulla Bisa, perché disegnare un volto richiede sempre comunque uno stretto rapporto tra la mano che disegna e il profilo, le linee delle ciglia, delle guance e delle labbra.

Mentre nei paesaggi e nei colori la Bisa riusciva a cogliere sempre qualcosa che sentiva dentro, riusciva sempre ad animarli con personaggi della sua fantasia. Guardando i paesaggi della Bisa sembra spesso che qualcuno stia per apparire, prima o poi. Magari qualcuno che animava le sue favole, i suoi racconti magici ai bambini.


